Adolescenza

Quando inizia l’adolescenza e quando finisce? Cosa significa essere un adolescente? Che cosa accade nella mente e nel corpo di ragazze e ragazzi? Cosa possono fare i genitori? Queste sono alcune delle domande che spesso si pongono i ragazzi e i loro genitori.

Il termine “adolescenza” ha origine dal latino adolescere, ovvero “crescere, svilupparsi, diventare adulto”. L’adolescenza è un periodo di transizione dall’infanzia verso l’età adulta, periodo dell’età evolutiva durante il quale i ragazzi attraversano numerosi cambiamenti nel corpo e nella mente, acquisiscono nuovi ruoli e responsabilità all’interno del contesto sociale e si trovano a dover strutturare una propria identità unica.

Per convenzione si considera l’adolescenza il periodo inteso tra i 10 e i 18 anni, ma può variare nell’arco temporale tra i 9 e 26 anni. L’organismo inizia a rilasciare gli ormoni che trasformeranno il corpo, prende avvio il periodo di sviluppo puberale, l’adolescenza ha quindi inizio.

In media, la pubertà delle femmine inizia tra i 10 e 12 anni con l’esordio della menarca (la prima mestruazione).  Ma la maturità puberale può richiedere altri 2 o 3 anni dopo la prima mestruazione.

Nei maschi l’inizio della pubertà ha grande variabilità tra gli individui con una media di 11 anni e mezzo.  Si osservano aumento del volume testicolare, crescita dei peli sul pube, sulle ascelle e sul volto, cambiamento nella voce e nella statura.

Nell’adolescenza più che nelle altre fasi dello sviluppo il corpo ha un ruolo centrale. A volte viene utilizzato per esprimere emozioni intense. Per l’adolescente, l’attacco al corpo può diventare un modo di gestire e comunicare stati d’animo ed emozioni complesse. Gesti di autolesionismoabbuffate di cibo o di alcol e condotte anoressiche possono rappresentare un modo per far fronte a vissuti troppo intensi e travolgenti e rappresentano, in definitiva, una richiesta di aiuto.

Altro tema fondamentale di questa fase evolutiva riguarda la sessualità.  L’adolescente è messo davanti ad una nuova realtà, fatta di trasformazioni e stati d’eccitazione non sempre vissuti positivamente. Il fisico sessualizzato mette l’adolescente di fronte a nuove sfide tra cui l’idea di generatività.  L’impulsività è una componente tipica dell’adolescenza. Agire prima di riflettere e avere rapporti sessuali non protetti può comportare il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. Dall’altro lato, viversi male la sessualità e il nuovo corpo sessuato può portare l’adolescente al ritiro dalla vita sociale.

Secondo alcuni, l’adolescenza finisce verso i 19 anni, poco dopo il compimento della maggiore età. Per altri invece l’adolescenza si protrarrebbe fino ai 25 anni circa, per lasciare spazio alla successiva fase del giovane adulto.

Adulto e Giovane Adulto

La vita umana può essere suddivisa in fasi di sviluppo. Attraverso un processo lineare, ogni fase si risolve nella successiva, alla quale si inseriscono determinati compiti evolutivi ed è qualitativamente superiore rispetto a quella precedente. Basandoci su questo punto di vista, l’adulto si identifica con uno stato in cui hanno trovato attuazione le risorse e le potenzialità che caratterizzavano l’infanzia e l’adolescenza. Ciò spiegherebbe perché l’età adulta veniva considerata non bisognosa di interventi psicologici – essa rappresenterebbe il momento culminante dello sviluppo di ognuno di noi.  Adulto deriva dal latino adultus, participio passato del verbo adolescere, ossia crescere. L’adulto sarebbe l’essere umano che ha finito di crescere e che ha conseguito la piena maturità fisica, psichica e sessuale. Per questa ragione l’età adulta è stata una condizione della vita trascurata dagli studiosi di psicologia evolutiva, proprio perché considerata una fase di approdo, caratterizzata da un’ideale stabilità, raggiunta nella misura in cui l’evoluzione dell’individuo si sia realizzata nel modo corretto.

La fase evolutiva del giovane adulto racchiude la fascia d’età tra i 20 e 30/35 anni. Tanti giovani adulti permangono a lungo nel campo formativo, affiancando all’istruzione universitaria percorsi di specializzazione che posticipano i tempi dell’inserimento lavorativo. Molti di loro vivono una situazione personale insoddisfacente, divisi tra il tentativo di assolvere ai compiti evolutivi da affrontare e le difficoltà oggettive poste dalla condizione sociale attuale e dal contesto affettivo e relazionale.

Lo psicologo sociale Kenneth Keniston ritiene che il giovane adulto vive un conflitto interiore tra l’individuazione e l’alienazione. Nel primo caso si considera la conquista di un ruolo sociale stabile come l’impegno nel lavoro, la relazione affettiva stabile, la ricerca di benessere per le nuove generazioni, l’impegno civile nella comunità.  Nel secondo caso dell’alienazione rientra la marginalità, la fragilità emotiva, l’abbandono degli ideali, l’instabilità dell’identità. È in questo contesto che possono insorgere forme di malessere psicologico (disturbi psicosomatici, dipendenze, disturbi d’ansia e dell’umore, difficoltà relazionali, bassa stima di sé) che rappresentano le spie di un disagio interiore, riconducibile ad uno stallo esistenziale  in cui si vengono a trovare i giovani che non riescono a vivere con serenità i cambiamenti legati a questa transizione e ad esprimere appieno le proprie potenzialità di adulto. 

Il lavoro terapeutico con il giovane adulto mira alla costruzione dell’identità e trovare il proprio posto nel mondo. E’ un percorso impegnativo caratterizzato da conflitti che contrappongono i bisogni di autonomia ed indipendenza al bisogno di appartenenza, unito al timore di lasciare il nucleo familiare d’origine.

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